sabato 28 ottobre 2023

Quanto dovrebbe costare un caffè


Quanto costa un caffè secondo un barista?

Un caffè dovrebbe costare almeno 5 € per guadagnare qualcosa. Eh si perché i dipendenti, le tasse, le bollette, l'affitto e alla fine non rimane nulla.

Quante scuse, in parte vere, ma non sono sicuramente il modo giusto di affrontare il problema.

Alla domanda quanto dovrebbe costare un caffè dovremmo rispondere con un analisi sui reali costi e sulla resa del prodotto.

Poi però dovremmo affiancare anche un altro tipo di calcolo che è il valore simbolico. ogni prodotto ce l'ha. e guarda caso il caffè probabilmente ce l'ha più basso di tutti perché nel linguaggio comune il caffè è una cosa di poco valore, accessibile a tutti, nazional popolare.

il problema ora si fa serio perché il barista vorrebbe aumentare il prezzo di vendita di 1€ ma nell'immaginario comune quel caffè non può valere di più.

e allora come si fa? si aumenta di qualche centesimo, senza proclami e senza manifesti come fa la benzina o il giornale che per chi non se lo ricorda, al passaggio lira euro, avevano lo stesso prezzo mentre ora costano molto di più di un caffè.

Attenzione però, perchè piu di qualcuno potrebbe attraversare la piazza per risparmiare 10 centesimi. vero. non se ne esce. 

Vi ricordate un tempo in cui ogni luogo aveva i suoi prodotti e ogni prodotto un suo valore? la soluzione è proprio questa. Attribuire valore al nostro prodotto principe, il Caffè.

Attribuendo valore al Caffè verrà anche percepito di maggior valore e quindi se costerà qualche centesimo in più non sarà un problema per nessuno.

martedì 11 aprile 2023

Ma, il barman, chi è?

 




Tratto da un articolo del 2016 dell'amico Andrea Guerra.

...Siamo la migliore maschera di Pirandello, siamo tutto ciò che il cliente vuole, siamo uno, nessuno o centomila. Siamo servitori ma non servi. Possiamo ricevere confidenze più o meno strette senza mai sbilanciarci troppo in consigli o soluzioni, perchè come spugne assorbiamo gioie e dolori del cliente...e la difficoltà sta nel rimanere sempre razionali ed un poco distaccati! Siamo confessori senza mai dare assoluzioni, ed a volte appoggiamo pensieri che non fanno parte di noi ed il solo fine è il benessere del nostro cliente. E potremmo risultare simpatici o meno, oppure dare il dubbio di essere di destra o di sinistra.. .ma il dubbio che il nostro cliente non deve avere mai è sulla nostra preparazione e professionalità!

Il Barman è colui che conosce ciò che vende, che ricorda il cocktail preferito del solito cliente e che sa stimolare l’interesse verso nuovi sentori di gusto, e che sappia far fronte a tutti gli ingressi di nuove mode e tendenze, con frequenti aggiornamenti.

Un buon Barman è inoltre un pò “psicologo” nel capire le esigenze della sua variegata clientela, è un attento osservatore di uno scenario del quale regge le fila!

Tutto questo, per me, è un Vero Barman!

Andrea Guerra

domenica 9 aprile 2023

Sulle orme di Hemingway

 



Bello, forte, attaccabrighe, appassionato di caccia, di pesca, della buona tavola e del buon bere, papa Hemingway è molto più che il premio nobel per la letteratura. Nella sua vita non si è risparmiato nulla o quasi, ha sempre deciso come vivere e alla fine anche come morire.

Sono molti i posti dove ha vissuto, abitato o soggiornato per qualche tempo. Poco distante da ogni sua dimora, quasi sempre, troviamo un bar dove poter trovare una bevanda ristoratrice e qualche amico. Sono molti quindi i bar che papa Hemingway ha reso celebri nel mondo, sono molti i bar che si fregiano della scritta: "Hemingway è stato quì".

Negli anni '30 quando in seconde nozze sposò Pauline, la coppia trovò dimora in florida alle Key west. Un amico di quegli anni fù Joe Russel, uno speakeasy, che alla fine del proibizionismo aprì un bar. All'inizio chiamò il suo bar silver slipper per via del pavimento da ballo ma fù papa Hemingway a convincere Joe che il nome giusto era "sloppy joe's bar" ovvero il bar di joe il disordinato. Il nome è quello ancora oggi.

Hemingway trascorreva volentieri del tempo allo sloppy joe, il passatempo preferito, qui, era lo scotch e le scommesse ma si ricorda anche un drink preferito da lui: il papa doble. preparato con spremuta di agrumi della florida, una doppia dose di rum e una goccia di sciroppo di granatina.

Se volete visitare lo sloppy joe ma non avete tempo di volare in florida eccovi il sito www.sloppyjoes.com

Alcolemia

 L'alcolemia è la concentrazione di alcol nel flusso sanguigno ed è espressa in grammi di etanolo per litri di sangue. Serve per valutare lo stato di ebbrezza di un soggetto.

--0.2 g/l

iniziale tendenza alla guida azzardata per una riduzione della percezione del rischio, i riflessi sono leggermente disturbati.

--0.5 g/l limite legale

il campo visivo si riduce, soprattutto la visione laterale (difficile utilizzare lo specchietto retrovisore, controllare le manovre di sorpasso e attraversare gli incroci in sicurezza).

contemporaneamente si verificano la riduzione del 40% circa delle capacità di percepire gli stimoli sonori, luminosi ed uditivi, il rallentamento dell'attenzione ed elaborazione mentale (i movimenti e le manovre vengono eseguiti con movimenti bruschi).

--0,7 g/l

l'esecuzione delle normali manovre di guida è priva di coordinamento, molto rallentata, confusa. I tempi di reazione sono fortemente compromessi.

--0.9 g/l

sono inefficaci l'adattamento all'oscurità, la capacità di valutazione delle distanze, degli ingombri, delle traiettorie dei veicoli e delle percezioni visive simultanee (per esempio di due oggetti se ne percepisce uno solo).

--1 g/l

ebbrezza franca e manifesta, caratterizzata da euforia e disturbi motori, con difficoltà a conservare l'equilibrio; incapacità a mantenere l'attenzione e la concentrazione, linguaggio stentato. Il comportamento alla guida è caratterizzato da brusche sbandate, guida al centro della strada o contromano. Le luci improvvise ed intense possono causare temporanea cecità con recupero molto lento della visione. I suoni vengono avvertiti con un ritardo accentuato e inefficace a produrre un'adeguata risposta comportamentale, mettendo a rischi la propia e l'altrui salvaguardia.

--sopra 1 g/l

subentra un profondo stato confusionale e totale perdita della lucidità, intensa sonnolenza.

martedì 14 marzo 2017

Rinnovamento, un must.

Rinnovare, no peggiorare.
Una delle regole basilari di un negozio è rinnovare l’assortimento e siccome il nostro bar è anche un negozio, rinnovare è d’obbligo.
L’aria di cambiamento può partire dal colore dei tovagliolini fino a cadere in un vortice che ti fa perfino cambiare auto!
Battute a parte, il rinnovamento deve essere ponderato,  si, nell’investimento ma soprattutto nel ritorno economico. Va pianificato l’aumento di produttività per fascia di prodotto così come per fascia oraria. Non piace a nessuno spendere per non avere nulla in cambio.
Come si fa a ponderare tutto ciò?  Innanzitutto avvalersi di un consulente è la miglior cosa ma si può fare anche da soli con qualche cautela. Cominciamo.
Un vecchio adagio recita che squadra che vince non si cambia, ed è senz' altro vero, perciò non si cambiano quelli che sono i nostri punti di forza. Vanno cambiati invece quelli che sono i nostri punti deboli e nel fare tutto ciò non tralasciamo un restyling, magari leggero.
Individuati i punti deboli, magari anche uno solo, iniziamo a pianificare come dovrà diventare. Pianificheremo tutti i cambiamenti sia strutturali che organizzativi dovremo affrontare. Probabilmente dovremo considerare anche la formazione del personale affinché il miglioramento sia effettivo.
Andar per tentativi può essere pericoloso oltre che costoso, quindi perché non considerare anche il parere di altri, magari esperti non coinvolti emotivamente? Se vi serve sono qui.
linozocchi@virgilio.it
Lino Zocchi

domenica 30 ottobre 2016

il potere delle parole

Il potere delle parole, della comunicazione si sa’ è universalmente riconosciuta ma imparare a comunicare anche attraverso oggetti, colori, situazioni, ambienti è altrettanto importante.
Il successo di un locale è fatto anche di immagine. Comunicare credibilità è una questione di dettagli,  a volte anche piccoli. Un locale ben arredato , curato, ordinato e ovviamente pulito, offrirà ai nostri clienti dei momenti di piacevole sosta.
Ma non basta ancora, occorre curare il dettaglio come ad esempio la gestione degli spazi. Tavolini troppo ravvicinati non consentono una fruizione agevole da parte di chi vuole sostare con un passeggino ad esempio. Potremmo a questo proposito prevedere tavolini con sole due sedie anziché quattro, visto che quasi mai vengono utilizzate tutte contemporaneamente. Non mi esprimo sul fatto di avere sedie rotte. È oltre che di cattivo gusto anche pericoloso. Ma purtroppo succede.
L’immagine dall’esterno è determinante. L’insegna dice molto di noi ma non solo, arredi esterni, piante fiori e colori fanno la differenza. Mi viene in mente a questo proposito un bar che ha in esterno delle fioriere vuote, senza fiori. Non trovate che danno di sé un’immagine di trascuratezza e di abbandono? A questo proposito le soluzioni sono due: o mettere i fiori o togliere le fioriere. Vedete come è semplice dare una buona o cattiva immagine.  L’obiezione più frequente è il costo elevato da sostenere per rinnovare. Ebbene come ho appena dimostrato poco fa non si tratta di spendere ma di pulire e riordinare.
Occorre curare nel dettaglio la viabilità  all’interno del locale per permettere agevolmente l’entrata e l’uscita ma non solo anche per far vedere ogni prodotto disponibile all’acquisto. Negli autogrill è  studiato un percorso verso l’uscita attraverso i prodotti. Non credo di dover replicare questo ma sicuramente chi mostra vende.
I cartelli sono belli ma nessuno li legge, soprattutto quando sono troppi. L’uso smodato di cartelli spesso scritti a mano ottiene un effetto di disaffezione e di elusione  proprio dal messaggio espresso. Credetemi non ci bada nessuno. La comunicazione verbale in questi casi è  indispensabile. Inoltre la comunicazione attraverso immagini potrebbe essere più efficace.
amicobarista.blogspot.com
linozocchi@virgilio.it

giovedì 6 ottobre 2016

Il macinino quello sconosciuto

Se il macinino non è  esatto chi se ne accorge?
Capita sempre di preferire il caffè di un operatore piuttosto che un altro.
La mano dell’operatore fa la differenza soprattutto quando si tratta di caricare il caffè macinato del macinino perché la dose potrebbe non essere sempre esatta, anche di mezzo grammo.
Il dosatore ha un meccanismo che racchiude un volume di polvere di caffè a patto che ce ne sia a sufficienza. Occorre controllare che il caffè macinato sia sufficiente per coprire la stella del dosatore. Alcune volte la dose erogata è insufficiente perché una parte rimane attaccata alle pareti della stella.
L’importante è correggere la dose ogni volta che si presenta il problema. Inoltre il grado di macinatura va modificato ogni volta che cambia la temperatura atmosferica o il grado di umidità nell’aria.
Impariamo ad utilizzare questo sconosciuto macinino e i cllientiringrazieranno.
Linozocchi@virgilio.it
Amicobarista.blogspot.com